INNOVACTION STORIES: GIORGIO SADOLFO, “QUEI FEEDBACK SPIETATI CHE HANNO FATTO NASCERE FILO”

febbraio 9, 2015
admin
b85c04187384893cf0e663958b0d21e1_L
Share: Share on FacebookTweet about this on TwitterEmail this to someoneShare on Google+Share on LinkedIn

 

Giorgio Sadolfo, 31 anni, meno di un anno fa era senior consultant nel settore IT. Lavorava come freelance. Oggi è CEO e founder di Filo, un piccolo dispositivo che consente di non perdere più le cose, neppure il cellulare.

Ho parlato a diverse conferenze importanti e non ho mai ricevuto dei feedback così spietati come quelli che ho preso a InnovAction Lab. Mai così tanti calci nel sedere. Questo mi ha portato ad assumere una condizione di umiltà che oggi mi fa mettere sempre in discussione ciò che faccio, per migliorare quello su cui lavoro. Ho imparato a rimanere con i piedi per terra e a non perdere mai il focus.

Scrivere un cv di una sola pagina è stato il primo problema da risolvere, perché avevo già alle spalle diverse esperienze e non riuscivo a togliere nulla.

Fra prima e dopo InnovAction Lab ci sono innanzitutto 60mila euro di differenza! ;) In meno di un anno la mia vita è cambiata completamente: prima ero un freelance, ora sono il responsabile di un progetto che coinvolge altre sei persone. A cambiare tutto è stato l’incontro con Lapo Ceccherelli su un campo di rugby. Lapo è stata la prima persona con cui ho iniziato a fare team.

La squadra di Filo è nata per affinità. Eravamo tutti “vecchietti”, tutti trentenni, a parte Lapo che insisteva nel sottolineare di avere 29 anni. A noi si sono uniti subito Roberta Alessandrini e Stefania De Roberto. Andrea Gattini è stato la nostra prima startup acquisition ;) Lui faceva parte di un team che si è sciolto dopo la finale. Così gli abbiamo chiesto di unirsi a noi.

Al primo appuntamento sono rimasto spiazzato perché c’erano già diversi gruppi formati. Il team, a posteriori, è stata la cosa più difficile da fare, ma anche la più importante. Non era infatti scontato trovare persone che avessero affinità lavorative con me. Credo sia questa la più grande sfida di InnovAction Lab e sono convinto che il 70 per cento del valore della mia startup sia rappresentato dal suo team. Per mettere insieme il gruppo ho passato notti insonni chattando con tantissime persone con l’obiettivo di capire quali fossero le loro aspettative. Alcuni volevano solo entrare nel gruppo segreto, altri provare a fare startup, altri ancora non avevano la più pallida idea di quali fossero i propri obiettivi.

Fatto il team bisognava poi trovare un’idea con un riscontro pratico sul mercato. Siamo andati a casa di Roberta e abbiamo tappezzato la cucina di post-it pieni di idee. Poi le abbiamo scremate, assegnandoci ognuno delle ricerche di mercato da fare per ogni idea. Alla fine siamo rimasti con Filo, un sistema per non perdere più le cose.

Filo ci è venuto in mente perché ci siamo fomentati su come trovare certi oggetti che spesso perdi di vista. Era un problema non ancora risolto, con Tile, il nostro principale competitor, che non si capiva cosa volesse fare. Abbiamo deciso di lavorare su questa idea dopo un sondaggio fra i nostri amici. Roberta ci ha spinto a trovare un nome inglese e Lapo ha tirato fuori il logo di Filo, che sta per find e locate.

InnLab è stata una battaglia continua soprattutto per arrivare alle prime prove di pitch. Eravamo certi di saper presentare la nostra idea, e quando Augusto ha chiesto alla platea chi ci avrebbe investito abbiamo visto una marea di mani alzate. Poi però Augusto ci ha stroncato: “Questo è il classico esempio di come presentare un’idea con passione fa alzare le mani a tutti quanti, ma non si è capito nulla perché Giorgio ha parlato in un’altra lingua”.

Il momento più difficile è stato preparare il materiale per la consegna finale. Dovevamo preparare un sacco di cose e non finivamo mai. A un certo punto della notte prima della consegna è saltata la connessione a Internet e siamo dovuti uscire sul balcone per trovare un punto dove prendesse il telefono per usarlo come hotspot. Quando ho visto sorgere l’alba mi sono sentito come se fossi stato al mio terzo parto.

È stato difficile riuscire ad accettare i feedback dopo ogni pitch. Cambiare quello che avevamo pensato e accettare di sentire altri distruggere quello su cui avevamo lavorato. Ci vuole tanta umiltà per accettare le critiche. È questo però che ti aiuta a crescere. Il pulsante di Filo, che serve a far suonare il telefono quando non lo trovi, l’abbiamo sviluppato in seguito a una critica di un altro alumno che perdeva sempre il cellulare. Noi non ci avevamo mai pensato.

Quello che ci ha permesso di andare avanti nel migliore dei modi è stato darci una regola fondamentale fin dall’inizio. Tutti nel team dovevano dirsi le cose in faccia per evitare qualsiasi rancore. A costo di litigare, ma sapendo che poi ci saremmo dovuti riconciliare.

InnovAction Lab mi ha fatto comprendere come pensano gli investitori; come va presentato un progetto a persone che potrebbero metterci dei soldi propri o di altri; che significa sviluppare un mvp; capire i tempi in cui un progetto deve evolversi e soprattutto mi ha dato la capacità di portare fino in fondo le idee in cui credo, anche se ricevo tanti calci nel sedere dalle persone che ho accanto.

In finale eravamo stracarichi. Siamo arrivati quarti. Quando è stato dato l’annuncio abbiamo esultato come se avessimo vinto tutto. Eravamo convinti di aver fatto un buon lavoro, e vederci riconosciuto lo sforzo fatto ci ha riempiti di gioia. Durante la finale abbiamo incontrato tanti investitori e allacciato diversi contatti che nei giorni successivi ci hanno portato prima a LUISS ENLABS e poi a trovare investitori per il round che stiamo portando avanti in questi giorni. Stiamo cercando 500 mila euro e parte di questi ce li hanno già garanti persone che abbiamo conosciuto alla finale di InnovAction Lab.

Finita InnovAction Lab è cominciato qualcosa che non mi sarei mai aspettato.

Scritto da:

GIORGIO SADOLFO

Share: Share on FacebookTweet about this on TwitterEmail this to someoneShare on Google+Share on LinkedIn